Strategie trasformazionali

Lavorare con gruppi difficili

Perchè un gruppo può essere definito come difficile? Come può essere difficile?

E soprattutto come gestirlo e facilitarlo?

Queste sono buone domande che ogni facilitatore e formatore, e team e group coach si dovrebbe fare ancora prima di iniziare un’attività o una sessione.

Le dinamiche disfunzionali sono sempre presenti e le persone per motivi differenti possono passare dal passivo al ribelle mostrando tutto il loro antagonismo. La difficoltà può essere poi data dal contesto, dalla struttura e dal processo che si mette in atto. E quindi può verificarsi l’incidente critico.

Se vuoi veramente comprendere qualcosa, cerca di cambiarla, diceva Kurt Lewin

Io preferisco dire “Se vuoi veramente cambiare qualcosa, cerca di comprenderla”

Alcuni suggerimenti, quando le situazioni diventano difficili.

gruppi difficili

Gestire situazioni difficili

  • Mantenere la calma
  • Mi ha salvato il tempo
  • Portarsi all’essenziale
  • Mantenere Flessibilità
  • Organizzazione
  • Fare una sintesi arrivando comunque ad un risultato
  • Cura relazione con i singoli prima che con il gruppo
  • Ho accettato quello che è successo e ho imparato qualcosa
  • Essere Credibile
  • Essere Autorevole
  • Adottare una Leadership consapevole
  • Ascoltare tutte le parti
  • Avere consapevolezza dei ruoli e condivisione con il gruppo
  • Usare uno “stile più direttivo” ma è stata una “soluzione” solo provvisoria
  • Non nascondere la vulnerabilità
  • Dare Disponibilità ad ascolto e riceve “feedback” diretti
  • Diamoci regole, ordine, codice condiviso e costruito da tutti, lasciando spazio all’altro
  • Improvvisare, modificando roadmap ultimo minuto
  • Rispettare le fasi di sviluppo del gruppo in formazione: non è opportuno entrare subito come docente proponendo simulazioni e feedback
  • Scalare marcia
  • Essere più direttivo
  • Seguire il flusso del gruppo
  • Rispettare, adattandomi allo lo stile dei partecipanti
  • Non essere mai soli
  • Avere un piano B (avere un piano e rotta)
  • Avere sempre una roadmap di riserva, più corta
  • Ridondanza
  • Non usare “metodologie” troppo avanzate per cui il gruppo non è pronto
  • Chiedere di cosa hanno bisogno i partecipanti
  • Rispettare le intenzioni dei partecipanti
  • I gruppi hanno le loro logiche e tempi e linguaggi, non possiamo “sconvolgerli”

Un alternativa a tutto questo

  • Rifiutare incarichi se il mio intervento non si trova nel contesto giusto. Oppure chiedere di rispettare le mie indicazioni
  • “The show must go on”. Chiedere aiuto e condivisione del momento con i partecipanti

In sintesi cosa ho imparato

  • Il facilitatore deve prepararsi sul tema se i temi sono complessi
  • Necessità di stare a leggere il campo
  • Ascoltare
  • Chiedere feedback
  • Essere presente
  • Sentire
  • Avere più fiducia nel mio ruolo (e nelle competenza del facilitatore)
  • A volte è necessario connettersi con più profondità al bisogno del cliente
  • Dare l’esempio non basta
  • Se l’interesse personale o il disagio personale è troppo forte le persone non si lasciano facilitare

Sapersi spostare tra Adattabilità e Stabilità, Flessibilità e Controllo, e tra un Focus interno (sul Processo) e un Focus esterno (sull’Impatto) è fondamentale.

Hope these helps.

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