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Verso un ecologia della mente, del cuore e del ventre

Verso un ecologia della mente, del cuore e del ventre

Parafrasando quello che scrisse Gregory Bateson, oggi, più che mai, abbiamo bisogno di allineamento.

Gli esseri umani si comportano in modi disallineati se non distruttivi, come alcuni giornalisti hanno individuato, per ogni sistema organizzativo, familiare, e naturale, senza riuscire a vedere le delicate interdipendenze del sistema stessoche gli conferiscono integrità. Questo è quello che osservava Bateson.

C’è bisogno di allineamento

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Ma di quale tipo?

Viviamo al momento in uno sconvolgimento (per alcuni è solo cambiamento) che non è solo economico e sociale (soprattutto nella zona Europea), ma che riguarda la sfera intima e personale di ciascuno di noi.

Si è parlato di guerra, accanto alla crisi, e sostanzialmente ne siamo vicini. Claude Halmos, psicanalista francese, nella sue ricerche, ci dice che stiamo attraversando un conflitto e come in tutti i conflitti che si rispettano, ci sono vittime, soprattutto per coloro che combattono in prima linea, ma anche i civili si sentono in pericolo e temono il peggio (disoccupazione, ridimensionamento, povertà, angoscia, cadute e sempre più insicurezza).

Di fronte a questa situazione, occorre alternare questo registro con quello della speranza e della gratitudine, per ogni nostro progresso e progresso dell’umanità.

Ma quindi che fare?

Occorre ritornare ad una ricerca sul senso profondo della nostra vita e quindi del futuro che emerge. San Francesco aveva fatto pulizia nelle mente,nel cuore e nel ventre per dedicarsi a questa ricerca, una pulizia profonda che ha portato ad un’allineamento del centro del suo essere. Un ecologista “sui generis” , “ante litteram”.

Anche se i paragoni sembrano azzardati, partire da basi antropologiche (Bateson) arrivando ad elementi di una moderna spiritualità (Francesco) può essere, fra i vari percorsi proposti, un percorso decente che può servire in tempi di crisi di valori e di decrescita economica.

Cosa vuol dire però ecologia della mente, del cuore, e del ventre?

In prima battuta può essere un manifesto “politico”, ossia civile per il nuovo anno, per valorizzare il nostro capitale “umano”, quello vero e che spesso o nascondiamo o ci viene tolto dalla nostra società che tende a disinvestire proprio su questo.

Alcuni corsi, come quelli dedicati alla Theory U, all’Enneagramma, al Mbraining, alla Leadership e all’Intelligenza Emotiva aiutano in questo.

Senza entrare in definizioni, mi permetterò solo di personalizzare le risposte, in modo da dedicarle a quello che è importante per me, in questo nuovo anno, e che può essere utile per altri.

Per “ecologia” intendo il rispetto per l’ordine naturale delle cose, dei tempi e degli spazi, di nostra madre natura e terra. A questo segue naturalmente più attenzione alla natura, intesa come ambiente,nel suo complesso, ed anche alla natura umana, con i suoi diversi aspetti ed inclinazioni. Ne consegue un’attenzione all’ordine, al fare ordine, nella propria mente, nella propria memoria, per ascoltare e ascoltare di più, e riprendere un senso al movimento.

Ecologia mentale significa ricordarsi che ogni nostro atto non è solamente individuale, ma anche sociale, e quindi c’è responsabilità. C’ è sempre un effetto, e c’è sempre un impatto anche a livello sociale e relazionale. E il nostro cervello, agisce, grazie ai neuroni specchio, attraverso movimenti coordinati verso fini specifici.

Su quale fine vogliamo attivarci? Un fine buono, vero e giusto può essere una risposta.

Ecologia del cuore significa sentire le proprie lacrime, dare loro un senso, accettandole come un lavaggio emotivo ed emozionale. Occorre permetterci però di distinguere i nostri pensieri dai nostri impulsi e dalle nostre sensazioni. Se il nostro GPS, il nostro navigatore satellitare fosse veramente il nostro cuore, potremmo modificare positivamente i nostri stati d’animo, la nostra attenzione e visione del mondo. Occorre lavorare sulla nostra intelligenza emotiva.

Ecologia del ventre, significa digiunare non solo fisicamente, ma anche da tutte quelle cose che ci appesantiscono come orpelli, e che non ci permettono né di riscoprire né di difendere il nostro vero territorio e la nostra vera identità, che abbiamo forse dimenticato. Per fare questo occorre coraggio, coraggio di cambiare se stessi, “convertirci”: questa è l’unica cosa che conta.

E si ritorna in un certo senso a Francesco, La libertà è poter decidere di diventare se stessi, a qualunque età, in qualunque contesto. Questa è la vera ecologia. Tutto il resto è una forma di attesa, alquanto relativa, e sicuramente non definitiva.

Cosa è quindi ecologico per me?

A volte l’essere aiutati per riscoprirlo è necessario.

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