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Conseguire Flessibilità: sviluppare il Ch’i

Da diverso tempo nei miei esercizi mutuati dall’ Aikido, dal Kung fu o di T’ai Chi Ch’Uan sto riflettendo, e mentre lo dico, sorrido, sulla Flessibilità seguendo ciò che Lao Tzu dedusse dal “Libro dei Mutamenti”, ovvero “sviluppare il ch’i per conseguire flessibilità”.

I classici inoltre dicono :” Usare la mente per mettere in moto il ch’i ed utilizzare il ch’i per mettere in moto il corpo”.

Cosa si intende per Ch’i o Chi o Ki.? Semplicemente energia ed il T’ai Chi, che è il più famoso tra gli stili  interni  del Kung-fu, a tutti gli effetti disciplina  marziale, è una forma di meditazione dinamica per lo sviluppo  e  la  conservazione della salute, dell’energia interna, della concentrazione e  dell’autocontrollo, aggiungerei della Flessibilità.

Lao Tzu parla della flessibilità di un neonato. Come poter ottenere la flessibilità di un neonato, noi che avanziamo negli anni? Sviluppando il Ch’i, eccitando il Ch’i, che dovrebbe essere raccolto internamente.

Accrescendo la resistenza possiamo immagazzinare ancora più Ch’i.

Il T’ai Chi prende anche un’altro nome, ossia Ch’ang Ch’uan (LUNGO PUGILATO), appunto come un lungo fiume, flusso,o un oceano che scorre incessantemente. Questa immagine è l’immagine o la metafora della flessibilità.

Un’altra metafora che si utilizza è anche questa: “per salvarci dalle onde che ci schiantano addosso e riconquistare la vita ci occorrono “acqua e fuoco dopo il compimento”” Un fuoco che si leva in alto, un fuoco nel cuore, un fuoco primario e sostanziale. Ed un ‘acqua che inumidisce e controlla il fuoco, nutrendo il calore, come in una stufa. Il fuoco scalda l’acqua e l’impedisce di sprofondare.

Non dobbiamo fare sì che l’acqua ed il fuoco agiscano per scopi contrapposti: saremo “prima del compimento” con una fiamma divampata verso l’alto e l’acqua accumulata di sotto. Il tutto in eccesso.

La domanda per noi è dove è il nostro fuoco o la nostra acqua? Come stiamo fisicamente?

Se siamo deboli e malati non siamo più in grado di migliorarci quanto desideriamo. E se non possiamo migliorarci  a beneficio nostro e dei nostri cari, allora stiamo tradendo noi stessi ed il nostro percorso. Stiamo attenti!

Se poi torniamo alle arti marziali al momento sto praticando a poco a poco  “Kung fu Shaolin”, della scuola del Maestro Chang Dsu Yao, letteralmente “Pugno della Giovane Foresta”, uno stile delle arti marziali tradizionali cinesi originariamente praticato dai monaci buddisti del tempio Shaolin. E’ considerato per alcuni il progenitore di tutte le arti marziali avendone influenzato in maniera diretts o indiretta la nascita e lo sviluppo.

Sul Tai Chi, che consiglio di praticare sempre e comunque e di impararlo sempre di più, si dice che derivi dagli insegnamenti taoisti, ma la sua origine si è persa nelle nebbie dei tempi. Più che un arte del movimento la considero come l’arte della musica in movimento, il diventare musica e proprio per questo è un percorso interessante da intraprendere.

Tutto come mezzo per conseguire la flessibilità, conservare la salute, concentrarsi, ridurre lo stress: una meditazione dinamica per lo sviluppo. Alcuni la chiamano Mindfulness. Ma chiamiamo, a parte i modelli, le cose con semplicità.

Attenzione: riattiviamoci e riattivatevi!

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