Facilitazione e Leadership, Counseling e Coaching per il Cambiamento

Motivazioni e riflessioni sulla meditazione e all’autoipnosi contemplativa

Introduzione all’autoipnosi contemplativa

Ci sono vari motivi per scrivere un libro. In merito all’ultimo che ho scritto i motivi sono diversi. Vi cito quello più olistico e forse “tecnico”.
Da un lato questo libro è una possibile porta verso la cura, cura di Sé e dell’Altro attraverso la meditazione e quindi è una modalità sempre nuova di contatto con ciò che è nel profondo L’autoipnosi  contemplativa può aiutare.Le tecniche comunicative possono aiutare.
Dall’altro il libro fa parte di un processo di ricerca maggiore nella mistica francescana
e di una ricerca delle modalità di orazione associate ai temperamenti.
Alla semiotica di alcuni santi e alle possibilità da loro scoperte.
L’obiettivo è la cura. Cura dell’anima.

Partiamo da un presupposto..stiamo parlando di mistica. Una mistica ben motivata e ben condotta.
La domanda è come questa può essere ben motivata e ben condotta?
Alcune modalità utilizzate sono vicine alle tecniche di auto-ipnosi: proviamo ad ascoltare il secondo brano del CD allegato al libro.
In questo libro andiamo anche ben oltre.
Se oltre ad essere ben condotta (tecnicamente) la mistica è anche bene motivata dalla propria fede ed aiutata dall’Alto, si arriva inevitabilmente ad un azione creativa e benefica nel mondo esterno, tale da produrre buoni frutti, di esempio e di amore, con la caratteristica dell’azione e dell’attività.
Ed è una cosa bellissima, perché è un modo di riequilibrare e riattivare la vitalità e l’amore.
Ribadisco l’importanza della preghiera. La potenza della preghiera è  qualcosa di meraviglioso che si scopre solo pregando.
E se non si prega bene o non si prega abbastanza è perché la preghiera non ha un obiettivo concreto da raggiungere e/o non è guidata. Ricordando poi che ciò che fa la vera differenza è che il tempo della preghiera, quello vero, è gratuito.
Perché la preghiera è amore e l’amore non cerca un proprio interesse.
Quindi, prega chi ama.

Nel libro si parla di linguaggio, di autoipnosi, di autosuggestione e di meccanismi di visualizzazione come processi facilitanti ed abilitanti un determinato stato di coscienza. Insomma c’è una validazione di alcuni principi teorico-metodologici, ossia che la teoria dell’informazione, la programmazione neurolinguistica, sono capaci di unificare i fenomeni psicologici, biologici e fisici in un unico quadro concettuale che può spiegare lo sviluppo della
personalità, l’evoluzione della coscienza umana e la stessa guarigione psicofisica.
Si può ipotizzare che i Santi utilizzassero percorsi metaforici molto forti per entrare in stati contemplativi, e nello stesso tempo seguissero dei percorsi intimi che potevano portare facilmente a delle
profezie autoavveranti.
Poi naturalmente c’è altro.
Ma soprattutto di meditazione è ciò che guarisce lo spirito. E lo spirito si cura con la parola e anche con precise parole e/o immagini. Pensiamo ai Salmi ad esempio.Alle immagini che contengono, e proprio per queste immagini possono
essere considerati, in una ipotetica gerarchia d¹importanza, la preghiera più efficace. Un particolare linguaggio e particolari immagini  abilitano un nuovo stato di coscienza.
Quando questo stato di coscienza si trasforma in preghiera, qualcosa cambia.
Si aprono porte alla nostra interiorità, al nostro intimo e quindi si va al di là dei confini abituali esperienziali.
Si possono avvicinare ad alcune tecniche di yoga mentali come alcune tecniche di San Giovanni della Croce
e San Teresa, ma si va ben oltre. Ripeto che in questo libro stiamo balbettando, ma lo stiamo facendo intelligentemente per ricordarci che dentro di noi esiste un mondo interiore, che è una sosta nella fatica,
un ristoro per ritrovare energie e fare il punto della situazione.

Esiste un inconscio creativo come direbbe lo psicologo trans personale Roberto Assagioli, anzi superiore.
Si entra in contatto con Dio, con entità superiori positive.
E’ necessario però creare il silenzio, non solo della realtà esterna, ma soprattutto della realtà interna.Ed è un processo lungo.Parlo di esperienza profonda di Dio, un’esperienza frutto di un’esperienza meditativa e contemplativa che ha livelli differenti, ma basi fondamentalmente naturali, fisiologiche e comunicazionali.

Certo è presente anche il contributo della mente, con la sua capacità di elaborazione simbolica in forme linguistiche ed extra-linguistiche, che può essere anche considerata come uno strumento di codificazione, elaborazione e
trasmissione dell’informazione tanto all’interno dell’individuo quanto tra individui diversi. Fa da agente facilitante alla preghiera.
La capacità della mente di prestare attenzione a nuove configurazioni di stimoli e informazioni, anche auto-prodotti, la mette in grado di concentrare la propria attività su nuovi apprendimenti e fatti
creativi e di coglierne nuovi, inaspettati, ma presenti…la voce di Dio.
Direi però che il punto è il cuore.

Perché è da lì che nasce tutto e occorre una conversione del cuore per meditare bene
. Padre Bernard Haring, nella preghiera del cuore, suggeriva ad esempio di accogliere con un respiro i doni di Dio, e mentre si espira, ridonarsi a Dio. E’ questo che bisogna fare. E il libro lo riafferma e conferma.

Parlare di autoipnosi contemplativa, non è certo un ossimoro, ma piuttosto richiama la definizione che già gli antichi davano all’orazione interiore, quella cioè di “oratio dormitionis et somnii”, orazione dell’addormentamento e del sonno.

E’ chiaro che l¹orante cristiano vive la pratica spirituale come incontro d¹amore e quindi è portato a relativizzare gli aspetti che si possono definire tecnici  dell’esperienza mistica; ma prenderne atto significa rendersi conto che essa ha un carattere globale coinvolgendo corpo, cuore, mente, anima.
D’altro canto sappiamo che la preghiera non è unicamente estasi beatificante, ma anche lotta per ottenere le benedizioni divine. San Paolo ne parla nelle sue lettere ed anche di San Francesco si ricorda “in oratione luctamen”,  ossia lotta nell’orazione.

Un concetto molto importante nell’autoipnosi è il “senso del tempo”.Raramente la persona che è in trance comprende chiaramente quanto tempo è passato. Questo avviene sulla base di un meccanismo chiamato “distorsione temporale”.
Si è così dentro la preghiera, la meditazione e la contemplazione che non ci si accorge che il tempo passa e/o è passato e si ritorna allo stato di veglia quasi come se nulla fosse successo.
Il cosiddetto stato di trance ha raggiunto così livelli alti di profondità e di approfondimento.
Inoltre l’immaginazione può favorire.

La cosa che ho trovato più interessante sono riflettere sulle nostre distrazioni.

Le distrazioni sono una barriera alla vera preghiera.
E come se esistesse  anche dentro di noi una forma di barriera di distrazioni, che cerca di annullare gli sforzi creativi della volontà superiore.
Tutti i mistici sono d’accordo nel dire che solo chi uccide il vecchio Adamo dentro di sé ed chi conforma la propria volontà con quella di Dio, può allora conoscere le realtà ultime., ossia ..”Non mea voluntas sed tua fiat”.
In sintesi abbandonarsi a Dio

Se volete scaricare un introduzione al libro che contiene 7 meditazioni guidate molto belle, andate su :

Ipnosi.it

Per maggiore informazioni su questa intervista

http://www.marcovalerio.com/meditazione-e-autoipnosi-le-vie-suggestive-della-fede/

Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes